L'arte di Roma antica - Religione, templi e sistemi costruttivi

L'arte di Roma antica - Religione, templi e sistemi costruttivi

La religione dei romani
La religione romana è un universo popolato da molte divinità, ognuna legata a un aspetto della vita, della natura o della comunità. 
Molti di questi dei arrivano dal mondo greco, ma a Roma assumono nomi nuovi e un carattere più pratico, più vicino alla vita quotidiana.
Al centro c’è Giove, signore del cielo e del fulmine, affiancato da Giunone, protettrice della famiglia, e da Minerva, che unisce saggezza, arti e strategia militare. Accanto a loro troviamo Marte, che per i Romani non è solo il dio della guerra ma anche della forza che protegge la città, e Venere, simbolo di amore, bellezza e fecondità.

Il mondo divino continua con figure luminose come Apollo, legato alla musica, alla poesia e alla profezia, e con Diana, che veglia sui boschi, sulla caccia e sulla luna. Mercurio corre veloce tra gli uomini e gli dei come messaggero e patrono dei commerci, mentre Nettuno governa le acque profonde e i terremoti. La terra fertile appartiene a Cerere, custode dei raccolti, e il fuoco creativo delle officine è dominio di Vulcano. Infine c’è Vesta, che protegge il focolare domestico, il cuore caldo di ogni casa romana.

Al vertice del mondo divino romano c’è la Triade Capitolina, il gruppo di divinità più importante per la città e per la sua identità. È formata da Giove, Giunone e Minerva, tre figure che non rappresentano solo il potere religioso, ma anche la forza politica e la protezione della comunità. Il loro tempio sul Campidoglio era il cuore simbolico di Roma: un luogo in cui si celebravano vittorie, si stringevano alleanze e si rinnovava il legame tra gli dei e la città.
La Triade non è soltanto un insieme di divinità: è l’immagine stessa di Roma, della sua autorità e della sua continuità nel tempo.
Divinità romane
Divinità romane

Oltre a queste divinità maggiori, i Romani veneravano anche numerose divinità minori, spiriti della natura (numina), divinità domestiche come i Lari e i Penati, e personificazioni di concetti astratti come la Pax (Pace) e la Victoria (Vittoria). La religione romana era profondamente integrata nella vita pubblica e privata, con rituali, sacrifici e templi dedicati alle varie divinità per assicurare il favore divino e la prosperità dello stato e delle famiglie.

I templi romani
I Romani apprendono dai greci l'uso degli stili dorici, ionici e corinzi, che non solo riutilizzano nei loro templi a pianta rettangolare, ma anche in quelli di forma circolare, che i Romani hanno potuto costruire grazie alla conoscenza dell'arco. 
Un'altra novità dei romani è uso della copertura a cupola.

 
Tempio romano Maison Carrée
Tempio romano Maison Carrée di Nimes in Francia. Si tratta di un tempio molto simile a quelli greci, ma con un basamento più alto e una scalinata di accesso.
 
Tempio di Ercole Vincitore
I Romani realizzarono anche templi a pianta circolare, come il Tempio di Ercole Vincitore, grazie all'uso dell'arco e all'invenzione del calcestruzzo, un impasto di sabbia e pietre, che una volta indurito, diventa leggero e resistente
 
Pantheon
Il Pantheon è un tempio dedicato a tutti gli dei di forma circolare e con copertura a cupola. La cupola è costruita in calcestruzzo e ha un diametro e altezza pari a 44 metri. Fino alla invenzione del cemento armato è stata la cupola più grande del mondo.
All'esterno, sul lato di ingresso, il tempio ha un pronao (spazio davanti alla cella preceduto da colonne) di ordine corinzio. All'interno vi è un unico vano di forma circolare le cui pareti hanno delle nicchie che contenevano le statue degli dei.
La cupola interna è decorata a cassettoni in calcestruzzo, cioè dei riquadri che riprendono le travature in legno. Alla sommità vi è un'apertura circolare che illumina tutto l'interno.
Il Pantheon per la sua perfezione e per la sua tecnica costruttiva innovativa ha rappresentato un modello per tutti gli architetti per molti secoli a seguire.

Spaccato assonometrico del Pantheon
Spaccato assonometrico del Pantheon

Lo spaccato assonometrico è una tecnica grafica fatta per mostrare gli interni di una chiesa o di un edificio storico. Si usa prevalentemente in architettura per mostrare sia la struttura esterna sia una parte degli interni.

Nasce la pietra artificiale
Il calcestruzzo romano, chiamato opus caementicium, è una miscela di calce viva (pietra calcarea frantumata e cotta in fornace), acqua, sabbia e pozzolana, una cenere vulcanica molto fine che reagisce con la calce rendendo il materiale resistente e duraturo. 
A questi elementi si aggiungevano frammenti di pietra e di laterizio (anche resti di anfore rotte), detti inerte, che servivano a dare corpo e compattezza alla massa.

Elementi del calcestruzzo romano

Il calcestruzzo è una pietra artificiale, cioè una materia che prende forma grazie all’uomo. Per modellarlo, i Romani usavano casseforme di legno, vere e proprie “forme” in cui versavano l’impasto. 
Appena il materiale si indurisce, viene tolto dalla forma e conserva perfettamente la sagoma che gli  è stata data, proprio come accade con un budino: si prepara, si versa nello stampo e, una volta solidificato, mantiene la forma.
Budino come il calcestruzzo

La muratura a sacco
La muratura a sacco è un sistema costruttivo molto usato dai Romani: consisteva in due pareti esterne che formavano una sorta di “guscio”, mentre lo spazio interno veniva riempito con calcestruzzo ancora fluido.
Cemento romano
Fase di realizzazione di una muratura a sacco

Le pareti che contenevano l’impasto potevano essere realizzate in modi diversi — in opus latericium (mattoni), in opus reticulatum (piccoli blocchi disposti a rete), in opus vittatum (fasce alternate di mattoni e pietre) o con pietre irregolari.

Opus romani
L'immagine mette a confronto le principali tecniche di costruzione utilizzate nell'antica Roma

Una volta versato, il calcestruzzo si assestava e induriva dentro questo “sacco”, creando un muro solido, monolitico e molto resistente, in cui il rivestimento esterno e il nucleo interno lavoravano insieme come un’unica struttura.

Dall'arco alla cupola
Come detto i Romani hanno appreso la tecnica della costruzione ad arco dagli etruschi. Con questa tecnica, che era molto più sicura e versatile del sistema trilitico, i Romani potevano costruire opere architettoniche senza fine (o quasi) come gli acquedotti o circolari come il Colosseo (che vedremo la prossima lezione).
I Romani col tempo hanno ampliato la gamma delle costruzioni realizzabili partendo dall'arco a tutto sesto (arco perfettamente semircolare):
- la volta a botte, uno spazio chiuso più ampio ottenuto con la successione di tanti archi (questa tecnica la potete osservare nelle abitazioni del centro storico);
- la volta a crociera, ottenuta con l'incrocio di due volte a botte;
- la cupola è una copertura a semisfera che serviva per coprire grandi spazi circolari.

Tipi di volte e cupole

Il Segreto del Pantheon: Una Cupola Impossibile
Il Pantheon di Roma custodisce un vero prodigio dell’ingegneria antica: la più grande cupola in calcestruzzo non armato mai realizzata, ancora perfettamente stabile dopo quasi duemila anni.
Impalcature in legno del Pantheon
Impalcature in legno utilizzate per la realizzazione della cupola in calcestruzzo

Il segreto della sua resistenza sta in una serie di soluzioni ingegnose. I Romani non usarono un unico materiale per tutta la struttura, ma alleggerirono progressivamente il calcestruzzo man mano che la cupola saliva verso l’alto. Alla base impiegarono pietre pesanti e resistenti, come il travertino, mentre vicino all’oculo mescolarono al cemento la pietra pomice, una roccia vulcanica leggerissima che riduceva enormemente il peso della parte superiore.

Schema di costruzione del Pantheon
Schema di costruzione del Pantheon

Anche l’interno della cupola contribuisce alla sua stabilità: i grandi cassettoni che decorano il soffitto non sono solo un elemento estetico, ma servono a eliminare materiale superfluo, rendendo la struttura più leggera senza comprometterne la solidità.

Cassettoni del Pantheon
Dettaglio della cupola con cassettoni trapezoidali del Pantheon

Per realizzarli, i costruttori usarono delle casseforme di legno (come degli stampi per dolci). Versarono il calcestruzzo sopra questi stampi e, una volta asciutto, rimossero il legno.


Questi incavi non hanno solo una funzione decorativa, perché rendono il soffitto più articolato e spettacolare, ma servono anche ad alleggerire la struttura: eliminano infatti una grande quantità di materiale superfluo, permettendo alla cupola di essere molto più leggera senza perdere stabilità.
Viollet-le-Duc, disegno archi scarico Pantheon
Viollet-le-Duc, disegno degli archi di scarico del Pantheon

All’interno del muro della cupola è nascosto anche un vero e proprio “scheletro” di archi in mattoni, una rete di sostegni che distribuisce il peso verso i pilastri laterali, proprio come le costole sostengono il busto umano. Questo sistema, visibile nei celebri disegni tecnici di Viollet-le-Duc, rivela quanto fosse avanzata la comprensione romana delle forze e dei carichi.

Fase di realizzazione dei cassettoni
Immagine esemplificativa realizzata con AI che mostra come potrebbe essere avvenuta la fase di realizzazione dei cassettoni e la relativa sformatura delle casseforme.

Al centro della cupola si apre l’oculo, un grande foro di nove metri che illumina l’interno e alleggerisce la parte più critica della struttura. Quando piove, l’acqua entra liberamente, ma il pavimento leggermente convesso e dotato di piccoli fori di scolo permette di farla defluire senza problemi.

Nel giorno in cui Roma festeggia il suo compleanno, il 21 aprile, i raggi di luce penetrano nel Pantheon e, alle 12 precise, illuminano perfettamente la porta di bronzo d'ingresso, quella da cui oggi entrano i visitatori ma da cui, tanti anni fa, accedeva l'imperatore.

Come il calcestruzzo romano ripara le proprie crepe
Il calcestruzzo romano ha una sorprendente capacità di “auto‑ripararsi”. Quando nel tempo si formano piccole crepe, l’acqua che vi penetra raggiunge i frammenti di calce viva rimasti intrappolati nella miscela originaria. A contatto con l’umidità, questi frammenti si riattivano, si sciolgono e rilasciano nuovo materiale che va a riempire le fessure, consolidando di nuovo la struttura. È un processo naturale, lento ma continuo, che spiega perché molte opere romane siano ancora solide dopo duemila anni.

Il calcestruzzo romano
Capacità del calcestruzzo romano di "auto-ripararsi"

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