La pittura a Firenze del Duecento
Nel corso del Duecento la pittura fiorentina si sviluppa all’interno di un contesto in cui la Chiesa e gli ordini religiosi erano i principali committenti. Il committente, infatti, è semplicemente colui che affida un lavoro a un artista, indipendentemente dal compenso o dalla grandezza dell’opera. Questo sistema di committenza rendeva la produzione artistica profondamente legata alla funzione religiosa e alla necessità di comunicare contenuti della fede attraverso immagini comprensibili a tutti.
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| Dettaglio dell'affresco “Le esequie di San Francesco” (o Morte di San Francesco), dipinto da Giotto di Bondone attorno al 1295‑1300 nella Basilica Superiore di Assisi. |
Come abbiamo visto nelle rappresentazioni bizantine, le figure erano immerse in uno sfondo dorato, un luogo senza tempo che alludeva a uno spazio divino e ultraterreno. La pittura non cercava di descrivere un ambiente reale, ma di evocare la presenza del sacro.
Nei primi decenni del Duecento, soprattutto nella scuola senese, si nota un primo tentativo di arricchire questo spazio: dietro le figure compaiono architetture rese in assonometria, ancora lontane dalla prospettiva rinascimentale, ma già capaci di suggerire un ambiente più articolato. È un passo iniziale verso una pittura che non si limita a mostrare il divino, ma comincia a costruire un mondo visibile attorno ai protagonisti della scena.
| Duccio di Buoninsegna, Pannello narrativo del retro della Maestà del Duomo di Siena, 1308-1311, tempera su tavola, Museo dell'Opera Metropolitana, Siena. |
L’assonometria, come sai bene, è una tecnica che permette di mostrare un oggetto tridimensionale su un piano senza ricorrere alle regole della visione naturale. Le linee rimangono parallele, non convergono mai, e questo produce una sensazione particolare: lo spazio sembra ordinato, stabile, quasi “costruito” più con la mente che con gli occhi. È una rappresentazione che non imita il modo in cui vediamo, ma il modo in cui pensiamo la forma.
| Nella prospettiva centrale tutte le linee convergono in un punto lontano, anche se sappiamo benissimo che i binari di un treno sono paralleli. |
Le intenzioni di questi pittori non sono quella di creare uno spazio realistico, ma di inserire elementi minimi che rendono comprensibili gli eventi narrati, evitando di immergerli semplicemente in uno sfondo dorato. Le regole della prospettiva vengono codificate due secoli dopo, nel Rinascimento.
La produzione artistica tra Duecento e Trecento
Tra il XIII e il XIV secolo sono molto richiesti grandi Crocifissi in legno e pale d’altare, pensati per essere appesi in alto e ben visibili a tutti i fedeli.
Una pala d’altare è un’opera pittorica, o anche scultorea, di carattere religioso che, come indica il termine, si colloca sull’altare delle chiese.
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| Illustrazione schematica di una pala d'altare e un crocefisso. |
Cimabue (1240-1302)
Le notizie su Cimabue sono scarse, ma sappiamo che aveva una fiorente bottega dove presto si distinse un giovane Giotto di Bondone.
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| Cimabue, Crocifissione, 1270, Arezzo Chiesa di S. Domenico |
Cimabue, nella Maestà di Santa Trinità, riprende lo schema tradizionale del tempo, raffigurando la Madonna più grande rispetto alle altre figure, a sottolinearne l’importanza. Tuttavia, supera la rigidità bizantina, introducendo un primo senso di spazio e profondità grazie al trono, che crea un effetto prospettico e conferisce maggiore realismo alla scena.
Un allievo di talento: Giotto di Bondone (1267-1336)
Nella bottega di Cimabue si forma Giotto, che supera rapidamente il maestro e segna una svolta decisiva nell’arte medievale. Giotto si allontana dalla piattezza bizantina:
le sue figure hanno volumi, agiscono nello spazio ed esprimono un'intensa umanità.
Il Cristo dipinto da Giotto ha una posa più naturalistica, più fedele alla realtà, e trasmette un forte senso di sofferenza.
Giotto è il primo pittore medievale a creare immagini davvero realistiche, o naturalistiche. La sua tecnica principale è il chiaroscuro: sfruttando le diverse tonalità che il colore assume in base alla luce, riesce a dare volume e tridimensionalità alle figure.
Inoltre, Giotto introduce una forma di prospettiva intuitiva, anticipando di quasi un secolo le soluzioni dei pittori rinascimentali. I suoi paesaggi, pur semplificati, risultano credibili e suggeriscono profondità: rocce, alberi ed edifici sostituiscono i tradizionali fondi d’oro, usati fino ad allora per simboleggiare la luce divina.
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| Giotto, Presentazione di Maria al Tempio, presente nel ciclo della Cappella Scrovegni di Padova. Qui la scena avviene in una ambientazione non piatta, ma è leggibile una prospettiva intuitiva. |
Giotto e i cicli pittorici su parete
Le chiese gotiche italiane, a differenza di quelle francesi, non avevano grandi vetrate, ma conservavano ampie pareti che offrivano spazio per realizzare vasti cicli pittorici. Su queste superfici venivano dipinti grandi affreschi a tema religioso, pensati con una funzione educativa: le immagini dovevano raccontare le storie sacre in modo chiaro e comprensibile.
Le scene erano disposte in sequenza, proprio come nei fumetti, e narravano episodi della vita dei santi o di Cristo, così da essere comprese anche dai fedeli che non sapevano leggere.
Nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, Giotto realizzò uno dei cicli più importanti del Medioevo: una serie di affreschi dedicati alla vita del Santo, che unisce narrazione, emozione e un nuovo senso dello spazio.
A Padova nella Cappella Scrovegni realizzò un ciclo, diviso in tre fasce, dedicati alla vita di Cristo, della Vergine Maria e di alcuni santi. Tutte le storie rappresentate nella cappella alludono allo stesso tema: la salvezza dell’uomo.
Sopra le tre fasce, la volta invece è affrescata con un cielo stellato blu.
In quale opera studiata in precedenza abbiamo visto una volta con un cielo stellato?
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| Dettaglio della volta con cielo stellato. |
Guardate con attenzione il video sugli affreschi della Cappella Scrovegni. Nella prossima lezione analizzeremo il Compianto sul Cristo morto, che si trova nella fascia inferiore di una parete laterale.
Compianto sul Cristo Morto, 1300-1305
Il Compianto sul Cristo morto è una delle scene più intense e celebri del ciclo giottesco nella Cappella degli Scrovegni. In questo episodio, Giotto porta al massimo livello la sua capacità di rappresentare emozioni autentiche e di costruire uno spazio credibile attorno ai personaggi.
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| Giotto, Compianto sul Cristo Morto, 1300-1305, Cappella degli Scrovegni, Padova. |
Giotto in questo dipinto inserisce un paesaggio naturale alle spalle delle figure, discostandosi dalla tradizione bizantina dei fondi dorati. Le figure si dispongono su più piani di profondità (a differenza, per esempio, del mosaico dell’imperatore Giustiniano, dove tutte le figure sono allineate sullo stesso piano) e, grazie al chiaroscuro e ai dettagli del panneggio, Giotto conferisce alla scena un forte effetto di tridimensionalità.
Le posture naturali delle figure e le espressioni dei volti donano alla scena un forte senso di umanità e di sofferenza.
La tecnica dell'affresco
L'affresco si esegue su intonaco umido e i pigmenti sono impastati solo con acqua.
Su parete perfettamente levigata si traccia una quadrettatura, sulla quale si riporta il disegno preparatorio. Successivamente sopra il disegno preparatorio si stende un sottile strato di intonachino, che lascia intravedere il disegno preparatorio sottostante e sul quale si dipinge prima che l'intonachino stesso si asciughi. Per questo motivo l'affresco richiede una grande velocità di realizzazione e non permette ripensamenti all'artista.
Affresco a pontate e a giornate
Prima di Giotto l'affresco si eseguiva a pontate, seguendo le fasce orizzontali di ogni piano del ponteggio. Questo procedimento creava sgradevoli ricuciture tra una fascia e l'altra.
Giotto ha introdotto la tecnica a giornate: l'affresco si esegue per le porzioni che si intende concludere nella giornata, senza tagliare orizzontalmente le figure.
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| Tracciato delle "giornate" e loro ordine di successione di un affresco realizzato da Giotto nella basilica superiore di Assisi. Tratto da pensarti.blogspot.com |
Con Giotto la pittura medievale cambia direzione: le figure acquistano volume, presenza, umanità; lo spazio diventa credibile e narrativo; le emozioni entrano nella rappresentazione del sacro con una intensità mai vista prima.
Grazie al suo uso innovativo del chiaroscuro, alla costruzione intuitiva della prospettiva e alla capacità di raccontare storie attraverso immagini vive e reali, Giotto inaugura una nuova stagione dell’arte.
Per questo è considerato il padre della pittura italiana e, più in generale, il padre della pittura moderna: l’artista che ha aperto la strada al Rinascimento e a tutto ciò che verrà dopo.












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