Sculture in pietra e in bronzo

Sculture in pietra e in bronzo

È possibile modellare un oggetto per addizione o sottrazione, e questo dipende dal tipo di materiale usato:

- nel caso di legno o marmo, ad esempio, si sottrae, cioè si scolpisce intagliando, incidendo o asportando con uno strumento idoneo parte della materia;
- quando invece si utilizza argilla o un materiale simile o la cera, si opera per addizione, aggiungendo man mano materia a quella iniziale. 

Come si fa una scultura in marmo?
Realizzare una scultura in marmo è un processo lungo e meticoloso che richiede abilità, pazienza e strumenti specifici. Si parte da un blocco grezzo, che viene sbozzato con mazzuolo e gradina, strumenti che permettono di rimuovere grandi quantità di materiale. 

Si passa poi a utensili più fini come scalpelli, raspe e abrasivi, per definire i dettagli e levigare la superficie.

Utensili per lavorare il marmo
Utensili antichi a percussione e ad urto per la lavorazione artigianale del marmo.

Un esempio emblematico è la statua del Prigione Atlante di Michelangelo, dove il corpo sembra emergere dal marmo grezzo. L’opera mostra chiaramente le fasi del lavoro: la parte inferiore è scolpita con grande precisione, mentre la testa e le braccia restano imprigionate nel blocco, evocando il concetto michelangiolesco di “liberare la figura dalla pietra”. Questo contrasto tra finito e non finito non solo rivela la tecnica, ma anche la visione filosofica dell’artista.
Il Prigione Atlante di Michelangelo
Michelangelo, Il Prigione Atlante, 1525-1530 circa, marmo, altezza cm. 277, Galleria dell'Accademia, Firenze

Il marmo bianco di Carrara
Il marmo bianco di Carrara, estratto dalle Alpi Apuane fin dall’epoca romana, è celebre per la sua purezza, la grana fine e la straordinaria capacità di restituire dettagli nitidi alla scultura. Questo materiale, conosciuto nell’antichità come "marmor lunensis", ha viaggiato in tutto l’Impero per decorare templi, archi e statue, diventando nei secoli un punto di riferimento per artisti e architetti. La sua tonalità bianca, talvolta attraversata da leggere venature grigie, e la sua compattezza lo rendono ideale sia per opere monumentali sia per sculture raffinate.
Cave di marmo a Carrara

Cave di marmo a Carrara

Molti dei più grandi scultori della storia lo hanno scelto per i loro capolavori: da Donatello a Bernini, da Canova a Thorvaldsen. Tra tutti, Michelangelo è l’esempio più emblematico. Considerava il marmo di Carrara un materiale “vivo” e, non fidandosi di nessun intermediario, si recava personalmente nelle cave per selezionare i blocchi perfetti per le sue opere. Qui trascorreva giorni a osservare le venature, a valutare la compattezza della pietra e a immaginare la figura già contenuta nel blocco, pronta a essere liberata dal suo scalpello.

Ancora oggi le cave rappresentano un patrimonio storico e culturale unico, un luogo dove tradizione, fatica e arte continuano a intrecciarsi, mantenendo vivo il legame millenario tra Carrara e la scultura.

Cave di marmo a Carrara

Cave di marmo a Carrara

Cave di marmo a Carrara

Cave di marmo a Carrara

Come si crea una scultura in bronzo? Tecnica della cera persa
La tecnica della cera persa è un antico procedimento di fusione che permette di ottenere sculture in bronzo estremamente dettagliate. Il processo inizia modellando l’opera in cera, spesso applicata su un’anima in materiale refrattario. Una volta definita la forma, la scultura viene ricoperta da strati di argilla o gesso che, una volta induriti, formano un guscio resistente.

Tecnica della cera persa

Il modello così preparato viene riscaldato: la cera si scioglie e fuoriesce, lasciando all’interno del guscio un vuoto perfetto. In questo spazio viene colato il bronzo fuso, che prende la forma originaria. Dopo il raffreddamento, il guscio viene rotto per liberare la scultura, che viene poi rifinita con cesello e patine.

Questa tecnica, usata fin dall’antichità, permette di ottenere opere uniche, ricche di precisione e carattere.




Perché le sculture in bronzo sono cave?
Le sculture in bronzo sono cave perché questo permette di ottenere opere più leggere, stabili e sicure durante la fusione. Nella tecnica della cera persa, infatti, il bronzo fuso viene colato all’interno di un guscio che sostituisce un modello in cera: se la scultura fosse piena, servirebbe una quantità enorme di metallo, aumenterebbero i rischi di rottura e il raffreddamento sarebbe irregolare.
Rendere la scultura cava garantisce invece una fusione più controllata, una struttura resistente e un notevole risparmio di materiale, senza compromettere la qualità dei dettagli.

Statua equestre di Vittorio Emanuele II
La statua equestre di Vittorio Emanuele II al Vittoriano è cava all’interno, e questo non solo per ragioni tecniche legate alla fusione del bronzo, ma anche perché le sue dimensioni monumentali lo richiedevano.
Statua equestre di Vittorio Emanuele II
Emilio Gallori e Enrico Chiaradia, 1889-1910, bronzo per la statua, m. 12,50 x 10 x H. 12, Vittoriano Piazza Venezia, Roma


La cavità è talmente ampia che nel 1911, quando la statua non era ancora sigillata, vi si tennero addirittura due brindisi: uno con alcune autorità, tra cui il sindaco di Roma, e un secondo con 21 operai delle fonderie Bastianelli, che allestirono una vera e propria tavolata all’interno del ventre del cavallo. 
Cena dentro la statua
A sinistra il cavallo all'interno delle officine Bastianelli, a destra un momento della famosa cena all'interno della statua.

L’episodio, documentato da diverse fonti, dimostra quanto fosse grande lo spazio interno della scultura, abbastanza da ospitare comodamente più di venti persone per un piccolo “picnic” celebrativo.

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