L’Arte Ellenistica: dramma e dinamismo nella Scultura Greca

L’Arte Ellenistica: dramma e dinamismo nella Scultura Greca

La scultura ellenistica
Abbiamo visto come l'arte greca si divide in tre periodi.
L'età arcaica (esempi della scultura kouros e kore), l'età classica (i quattro grandi scultori Mirone, Policleto, Lisippo e Prassitele) e infine l'età ellenistica (tra il III e il I secolo a.C.), un periodo di contaminazione con le altre civiltà del Mediterraneo e contraddistinto da un abbandono degli ideali di bellezza e perfezione fisica caratteristici del periodo classico.



La Nike di Samotracia
Pitocrito di Rodi (incerto), Nike di Samotracia, II secolo a.C., Marmo pario, Museo del Louvre, Parigi

Le sculture dell'età ellenistica hanno temi di vita quotidiana e si soffermano sui sentimenti dei personaggi raffigurati. Gli artisti scolpiscono figure con espressioni sofferenti e grazia alla loro bravura riescono a dare un maggior dinamismo, infatti abbondano linee ondulate.

Sono riportate in successione alcune tra le sculture più importanti del periodo ellenistico.

Galata suicida 
Questa scultura, di cui rimane una copia romana di un originale in bronzo, riprende un soldato che si suicida mentre sorregge il corpo morto della moglie. L'espressione del volto rappresenta il dolore e il dramma che l'uomo sta vivendo.


Galata suicida
Epigono, Galata suicida, copia romana del I secolo a.C. da un originale bronzeo del 230-220 a.C., marmo, Palazzo Altemps, Roma

Laocoonte
Il gruppo scultoreo del Laocoonte (copia romana di un originale greco) rappresenta le sofferenze e il dolore di un sacerdote troiano assalito insieme ai figli da due serpenti. L'episodio era raccontato nell'Eneide di Virgilio. A differenza della scultura classica i movimenti dei personaggi sono esagerati e scomposti e trasmettono a noi sofferenza e disperazione.

Laocoonte
Polidoro, Agesandro e Atenodoro di Rodi, copia marmorea eseguita tra I secolo a.C. e I secolo d.C. di un originale bronzeo del 150 a.C., marmo, Musei Vaticani, Città del Vaticano

Il ritrovamento
Questo gruppo scultoreo fu riportato alla luce il 14 gennaio 1506 nei pressi delle Terme di Tito a Roma. Michelangelo Buonarroti, inviato da Papa Giulio II, rimase estasiato dalla maestria e dall'espressione di dolore, definendola un "portento d'arte".
La scoperta impresse una svolta nell'arte di Michelangelo, spingendolo verso forme più muscolose, tortili e cariche di tensione drammatica. Influenze evidenti si riscontrano nella torsione degli Schiavi (Prigioni) e nella potenza espressiva del Mosè.

Il Laocoonte fu ritrovato mutilato del braccio destro. Mentre molti artisti, tra cui Baccio Bandinelli, lo ricostruirono disteso e lo collocarono nel gruppo gruppo scultoreo nei vari restauri, Michelangelo sostenne correttamente che fosse piegato dietro la schiena. Questa intuizione è stata confermata nel 1906 con il ritrovamento del frammento originale, avvenuto a 400 anni di distanza dal ritrovamento del gruppo scultoreo grazie a all’archeologo praghese Ludwig Pollak, che ha poi donato al Vaticano il braccio originale poi ricollocato nella spalla durante il restauro del 1959.

Laocoonte restauri nel corso del tempo
A sinistra foto del 1911 con braccio disteso, al centro foto del 1903 dove sono visibili le parti mancanti, a destra dettaglio del braccio "Pollock" ricollocato nel 1959.

Nike di Samotracia
Una delle sculture più importanti del periodo è senza dubbio la Nike di Samotracia, statua originale greca i cui frammenti furono rinvenuti nel 1853 nell'isola di Samotracia. 

Originale posizionamento Nike di Samotracia
Ipotesi di ricostruzione e il suo originale posizionamento sulla prua di una nave.

Rappresenta una giovane Nike, una dea alata, ora esposta al Louvre di Parigi. L'artista che l'ha eseguita è stato bravissimo a scolpire le vesti come se fossero tagliate dal vento.


Afrodite di Milo (o Venere di Milo)
La Venere di Milo, conosciuta anche come Afrodite di Milo, è  è realizzato in marmo pario ed è alta circa due metri. 

Venere di Milo
Alessandro di Antiochia, Venere di Milo, marmo pario, Museo del Louvre, Parigi

Raffigura una donna in piedi, generalmente identificata come la dea Venere. La parte superiore del suo corpo è completamente nuda, mentre le gambe sono coperte da un fitto panneggio che crea forti effetti di chiaroscuro. Questo panneggio increspato richiama fortemente quello della celebre Nike di Samotracia.

Attualmente è esposta al Museo del Louvre a Parigi.

Possibili posizioni della Venere di Milo

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