Il Giapponismo: l’onda giapponese che travolse l’Europa

Il Giapponismo: l’onda giapponese che travolse l’Europa

Il Giapponismo
L'influenza dell'arte giapponese sui pittori europei nella seconda metà del 1800 è un fenomeno di vasta portata noto come Giapponismo (dal francese Japonisme), termine coniato per descrivere l'ammirazione da parte degli artisti occidentali per l'arte giapponese.
Katsushika Hokusai, La grande onda di Kanagawa
Katsushika Hokusai, La grande onda di Kanagawa, 1830-1833, xilografia in stile ukiyo-e, cm 25,7×37,9, copia conservata al Metropolitan Museum of Art di New York

L'apertura del Giappone e la diffusione delle stampe Ukiyo-e
Fino alla metà del XIX secolo, il Giappone era rimasto isolato dal mondo occidentale per oltre due secoli. L'apertura forzata dei suoi porti nel 1853-1854, in seguito all'arrivo del commodoro americano Matthew Perry, segnò l'inizio di un'intensa interazione culturale e commerciale. 
Oggetti d'arte e artigianato giapponese, che prima erano giunti in Europa solo in modo sporadico (principalmente attraverso i mercanti olandesi), iniziarono ad affluire in grandi quantità.

Utagawa Kuniyoshi, Esilio a Suma
Utagawa Kuniyoshi, Esilio a Suma tratto dalla serie Scene tra le nuvole di Genji, 1845-46, xilografia policroma

Tra questi oggetti, le stampe xilografiche Ukiyo-e (letteralmente "immagini del mondo fluttuante") ebbero un impatto travolgente. Inizialmente usate anche come semplice materiale da imballaggio o come curiosità esotiche, queste stampe furono scoperte e apprezzate da artisti e collezionisti. Maestri come Hokusai (con la sua celebre serie "Trentasei vedute del Monte Fuji", inclusa "La Grande Onda") e Hiroshige (con le sue serie di paesaggi e scene di viaggio) divennero particolarmente popolari. 

Utagawa Hiroshige, una delle trentasei vedute del monte Fuji
Utagawa Hiroshige, una delle trentasei vedute del monte Fuji, 1858 Cinquantatrè stazioni del Tokaido, Polo Museale del Veneto, Museo d’Arte Orientale Venezia

La xilografia giapponese
Il procedimento della xilografia giapponese (Mokuhanga) prevede un processo collaborativo: un artista crea il disegno, che viene poi incollato a faccia in giù su un blocco di legno di ciliegio e inciso da un artigiano per creare una matrice che lascia il disegno in rilievo. 

Per le stampe a più colori, vengono create matrici separate per ogni colore, che vengono inchiostrate e stampate in successione su carta di riso umida, sfregando un disco di bambù (baren) per trasferire il colore. Questo metodo a più mani, tipico della scuola Ukiyo-e, permetteva di produrre stampe dettagliate in grandi tirature.
Schema realizzazione della Grande Onda
Schema delle fasi di realizzazione della Grande Onda tratto da lasottilelineadombra.com, in cui si mostrano i successivi inserimenti dei colori. Una tavola è dedicata al giallo delle barche, altre tre sono riservate ai tre punti di blu e azzurro e infine una tavola con un giallo rosato colora il cielo. Le tavole erano utilizzate come dei timbri.

Arrivo in Europa delle stampe Ukiyo-e
Le opere giapponesi presentavano caratteristiche stilistiche e compositive radicalmente diverse rispetto alla tradizione accademica occidentale, e proprio questa distanza fu fonte di grande ispirazione.
Arrivo in Europa Ukiyo-e
Le composizioni giapponesi si distinguevano per il loro taglio audace e asimmetrico: le figure spesso collocate ai margini dell’inquadratura, prospettive insolite, viste dall’alto o dal basso, e una distribuzione degli elementi che rompeva con la simmetria e la centralità tipiche della pittura europea. 
Inoltre, le stampe Ukiyo-e non facevano uso della prospettiva lineare rinascimentale né del chiaroscuro. Lo spazio veniva reso in modo bidimensionale, con piani sovrapposti che suggerivano profondità, mentre i volumi erano costruiti attraverso campiture di colore piatto e contorni netti, senza sfumature.

Questa estetica conferiva alle immagini una forza decorativa e un’immediatezza visiva che colpì molti artisti occidentali. I soggetti rappresentati erano spesso scene di vita quotidiana, paesaggi, attori, cortigiane, elementi naturali come fiori, uccelli e insetti. 

Impatto sugli artisti europei
Tra gli artisti europei più influenzati dal Giapponismo troviamo Claude Monet, grande collezionista di stampe giapponesi, che nella sua casa di Giverny ne conservava centinaia. L’influenza è evidente nelle sue serie di ninfee, dove la superficie dell’acqua e i dettagli botanici richiamano i paesaggi acquatici giapponesi.

Passerella giapponese in dipinto Monet
Passerella giapponese in dipinto Monet

Edgar Degas, con le sue composizioni asimmetriche e i tagli inusuali nelle scene di balletto e nei ritratti femminili, mostra chiaramente l’impronta dell’Ukiyo-e. 

Vincent van Gogh, affascinato dalla purezza e semplicità dell’arte giapponese, copiò diverse stampe di Hiroshige e Utamaro. Nei suoi dipinti si ritrovano colori vivaci, contorni marcati e una spiritualità attribuita agli elementi naturali, che per lui incarnavano l’ideale di armonia e felicità giapponese.

Paul Gauguin, pur orientandosi verso l’arte primitiva di Tahiti, adottò soluzioni formali tipiche dell’Ukiyo-e, come le campiture piatte e i contorni netti. 

Henri de Toulouse-Lautrec, infine, con i suoi tagli arditi, le prospettive oblique e la rappresentazione vivace del mondo notturno parigino, si avvicinò allo spirito del “mondo fluttuante” giapponese.

Il Giapponismo non fu solo una moda passeggera, ma una vera e propria rivoluzione estetica che contribuì a liberare gli artisti occidentali dalle convenzioni accademiche, spingendoli a sperimentare nuove prospettive, composizioni e usi del colore, aprendo la strada alle avanguardie del XX secolo.
 
L'Unicum Europeo versus la riproducibilità Giapponese
Nella tradizione artistica europea, soprattutto a partire dal Rinascimento, l’opera d’arte è stata concepita come un “unicum”: un oggetto singolare, originale e irripetibile, frutto del genio individuale dell’artista. 
Questa visione si è consolidata nei secoli, alimentata dall’idea dell’autore come figura eccezionale, capace di imprimere nella materia la propria visione irripetibile. La “mano” dell’artista diventa così il segno distintivo, la garanzia di autenticità e valore.

L’originalità è considerata il fulcro dell’opera: una copia, per quanto fedele, non può mai eguagliare l’aura dell’originale
La firma dell’artista certifica la paternità e sancisce l’unicità dell’oggetto, che spesso trova la sua destinazione finale nei musei, luoghi deputati alla conservazione e alla celebrazione dell’arte come patrimonio raro e prezioso. 

Firme di artista

In questo contesto, molte opere assumono anche una dimensione sacra, soprattutto quelle di carattere religioso o celebrativo, rafforzando ulteriormente l’idea di irripetibilità.

Tutto ciò ha contribuito alla nascita di un mercato dell’arte fondato sull’autenticità, sulla rarità e sulla certificazione, con implicazioni economiche e culturali profonde.

Asta presso Sotheby's
Momento di una vendita all'incanto presso una delle maggiori case d'asta del mondo Sotheby's di Londra

In Giappone, invece, e in particolare nel mondo delle stampe Ukiyo-e, l’approccio all’opera d’arte è stato radicalmente diverso. 
Qui l’arte si lega a un processo collaborativo e seriale: l’artista realizza il disegno, ma sono gli incisori e gli stampatori a dare vita all’immagine finale, attraverso un lavoro di squadra altamente specializzato. L’attenzione si concentra più sulla qualità del processo che sull’unicità dell’autore.

Schema procedimento  di una stampa Ukiyo-e
Schema del procedimento di realizzazione di una stampa Ukiyo-e generato dall'AI 

Le stampe Ukiyo-e sono pensate fin dall’inizio per essere riprodotte in serie, spesso in migliaia di copie. Il loro scopo non è l’esclusività, ma la diffusione. Si tratta di un’arte popolare, accessibile, venduta a prezzi contenuti e destinata a un pubblico ampio. L’idea di “originale” non ha lo stesso peso che in Occidente, e la bellezza risiede nella forma, nella tecnica, nella capacità di evocare emozioni attraverso la ripetizione e la variazione.

Schema tipica casa giapponese con Ukiyo-e
Schema di una tipica casa giapponese decorata con xilografie policrome generato dall'AI

La trasmissione del sapere avviene attraverso le scuole e le botteghe, dove gli allievi apprendono e replicano gli stili dei maestri. Non c’è l’enfasi sull’innovazione individuale, ma piuttosto sulla continuità e sulla perfezione del gesto.

Conseguenze in Europa
Quando gli artisti occidentali scoprirono le stampe giapponesi, ne furono colpiti, come detto, non solo per le soluzioni stilistiche innovative, ma anche per la concezione alternativa dell’opera d’arte ripetibile. 
Il Giapponismo, pur non scardinando del tutto il mercato occidentale fondato sull’unicità, aprì nuove prospettive. Si cominciò a riflettere sulla riproducibilità tecnica e sull’idea di un’arte più democratica, capace di raggiungere tutti.

Copertina de L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica
Walter Benjamin, nel saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, sostiene che la riproduzione meccanica dell’arte ne cancella l’aura, rendendola accessibile alle masse e trasformandone il ruolo sociale e politico.

Questa lezione dell’Oriente influenzò profondamente non solo la pittura, ma anche il design, l’illustrazione, la fotografia e il cinema. L’immagine seriale, pur priva dell’aura dell’unicum, poteva comunque avere un impatto estetico e culturale potente. E in questo scambio, l’arte occidentale trovò nuove strade per reinventarsi.

Serie di Andy Warhol dedicata a Marilyn Monroe
La serie di Andy Warhol dedicata a Marilyn Monroe, creata nel 1962, è composta da serigrafie (tecnica di stampa che usa il tessuto come matrice) colorate che ripetono il volto dell’attrice. Con colori vivaci e contrastanti, Warhol trasforma Marilyn in un’icona della cultura pop e riflette. Clicca qui per approfondire la Pop Art.

In quell’onda che da Kanagawa si infrange sull’Europa, l’arte scopre che la bellezza può essere moltiplicata, condivisa, e non per questo perdere la sua anima.
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