Definizione del termine preistoria
La preistoria è il lungo periodo che precede l’invenzione della scrittura, avvenuta intorno al 3.000 a.C. nelle civiltà mesopotamiche.
A differenza della storia, che si basa su documenti scritti, la preistoria si ricostruisce attraverso reperti materiali: utensili, resti fossili, monumenti e soprattutto testimonianze artistiche. La preistoria è quindi il tempo in cui l’uomo, senza usare alfabeti, comincia a lasciare tracce della propria visione del mondo.
Questo vasto arco temporale viene suddiviso in due grandi fasi: l’Età della Pietra e l’Età dei Metalli.
Età della Pietra
L’Età della Pietra comprende il Paleolitico (età della pietra antica), il Mesolitico (età della pietra di mezzo) e il Neolitico (età della pietra nuova). In questi periodi, l’uomo vive di caccia e raccolta, poi di agricoltura e allevamento, e sviluppa progressivamente tecniche di lavorazione della pietra.
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| Infografica sulla evoluzione delle attività umane durante l'età della pietra |
Testimonianze artistiche
L’arte preistorica nasce come espressione simbolica, rituale e comunicativa. Le prime testimonianze artistiche sono pitture rupestri, incisioni e sculture che raccontano il rapporto dell’uomo con la natura, gli animali e il mistero della vita.
Arte propiziatoria
La produzione artistica del Paleolitico (come le pitture rupestri e le Veneri preistoriche) hanno una finalità magica e rituale, legata al desiderio di assicurarsi fortuna nella caccia, nella fertilità e nella vita in generale.
Questo tipo di arte, che include rappresentazioni di animali e figure umane, aveva lo scopo di influenzare gli eventi e comunicare con gli spiriti o le divinità, trasformando la grotta in un luogo sacro.
Tra le più celebri testimonianze emergono le grotte di Altamira, in Spagna, e di Lascaux, in Francia.
Pitture rupestri ad Altamira (Spagna)
Nella grotta di Altamira, scoperta nel XIX secolo, si ammirano dipinti risalenti a circa 15.000 anni fa. I bisonti, i cervi e i cavalli sono rappresentati con sorprendente realismo, sfruttando le curvature della roccia per dare volume alle figure. I colori, ottenuti da pigmenti naturali come ocra e carbone, sono stesi con dita, pennelli rudimentali o soffiati attraverso cannucce.
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| Bisonti rappresentati sulle pareti delle grotte di Altamira (Spagna) risalenti principalmente al Paleolitico, con datazioni che oscillano tra circa 18.500 e 14.000 anni fa |
Queste immagini non sono semplici decorazioni: probabilmente avevano un significato magico o propiziatorio, legato alla caccia e alla sopravvivenza.
Pitture rupestri a Lascaux (Francia)
Anche le pitture di Lascaux, datate intorno al 17.000 a.C., testimoniano una straordinaria abilità artistica. Le pareti della grotta sono ricoperte da oltre 600 figure di animali, tra cui tori, cavalli e cervi, disposti in scene dinamiche e armoniose.
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| Figure di animali sulle pareti di Lascaux (Francia), risalenti al Paleolitico realizzate circa 17.000 anni fa. |
L’uso della prospettiva, la sovrapposizione delle figure e la scelta dei colori rivelano una sensibilità estetica sorprendente per un’epoca così remota. Lascaux è considerata una vera “cappella sistina” della preistoria.
Scultura preistorica
Un’altra forma di espressione artistica fondamentale è la scultura, che si manifesta soprattutto in piccole figure votive. La più celebre è la Venere di Willendorf, una statuetta alta circa 11 centimetri, scolpita in pietra calcarea e risalente a circa 25.000 anni fa.
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| Venere di Willendorf, 30000-25000 a.C., pietra calcarea, cm 11, Museo di storia naturale di Vienna |
L'uomo prende consapevolezza di sé
È interessante notare che nelle prime fasi dell’arte rupestre, gli uomini primitivi raffiguravano quasi esclusivamente animali. Le figure umane erano assenti o estremamente stilizzate. Solo in epoche successive, soprattutto nel tardo Paleolitico, iniziano a comparire scene di caccia in cui l’uomo è protagonista, armato di lance o archi, spesso in movimento.
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| Scena di caccia tratta dalle incisioni rupestri in Val Camonica (Brescia). Hanno una datazione estesa da circa 14.000 anni fa fino a circa 6.000 anni fa |
Questo cambiamento riflette una trasformazione nella coscienza collettiva: l’uomo non è più solo osservatore della natura, ma parte attiva del suo equilibrio, capace di rappresentare se stesso nel mondo che lo circonda.
L’origine dei colori: vegetale, minerale e animale
Fin dalla preistoria, l’uomo ha estratto pigmenti dalla natura per tingere tessuti, decorare oggetti e creare opere d’arte. I colori naturali si dividono in tre grandi categorie: vegetali, minerali e animali.
Colori vegetali: derivano da piante, radici, foglie e frutti. Il guado (Isatis tinctoria) forniva il blu, la robbia (Rubia tinctorum) il rosso, mentre lo zafferano e la curcuma donavano sfumature gialle. Questi pigmenti erano spesso usati per tingere tessuti e creare inchiostri.
Colori minerali: ottenuti da rocce e terre naturali. L’ocra, la malachite, l’ematite e il lapislazzuli sono esempi celebri. Il lapislazzuli, in particolare, veniva macinato per ottenere l’intenso blu oltremare, prezioso e riservato a opere sacre.
Colori animali: meno comuni, ma di grande valore. Il porpora imperiale, estratto dalla ghiandola di alcune specie di molluschi (come la Murex), era simbolo di potere e prestigio. Anche la cocciniglia, un insetto, veniva usata per ottenere un rosso brillante.
L’arte preistorica non è solo il primo passo verso la bellezza: è il segno profondo di una mente che comincia a pensare in simboli, a immaginare e a creare.








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