Tra claustri, rioni e case a schiera, Altamura ha costruito per oltre un secolo un modello urbano unico, dove la vita contadina e l’architettura popolare hanno dialogato in modo continuo, lasciando un’impronta profonda nel tessuto della città.
Dalle mura medievali ai nuovi rioni
All’indomani dell’Unità d’Italia, Altamura era il centro più popoloso delle Murge alte. I suoi oltre diciassettemila abitanti vivevano in una città ancora raccolta entro le mura medievali, dove i claustri rappresentavano il cuore della socialità quotidiana. In questi piccoli slarghi interni, la “corte greca” e il “budello arabo” si intrecciavano in un microcosmo fatto di pozzi comuni, vicinato stretto e ritmi agricoli condivisi.
La crescita demografica dell’Ottocento rese però evidente che quel perimetro non poteva più contenere la città. Fu così che, a partire dal 1854, oltre Porta Bari sorsero i primi nuclei abitativi destinati a braccianti e piccoli artigiani. L’espansione prese una direzione quasi circolare, muovendosi da nord‑est verso sud‑ovest e generando rioni che ancora oggi conservano un carattere riconoscibile: dalle antiche “baracche Sabini” alle zone tra Via Maggio 1648, Via dei Mille e Murgia San Domenico. Fino agli anni Sessanta del Novecento, Altamura mantenne questa impronta di città rurale, dove la modernità avanzava ma non cancellava del tutto la memoria agricola.
La casa contadina: un modello verticale
Il segno più evidente di questa identità è la casa a schiera, vero archetipo dell’abitare popolare altamurano. Gli isolati, lunghi circa quaranta metri, ospitavano abitazioni disposte “a pettine”, tutte rivolte verso la strada e sviluppate in verticale, secondo una logica funzionale che rispondeva alle esigenze di una famiglia contadina.
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| Ricostruzione 3D di una casa contadina murgiana |

Sopra di esso si trovava la chese, il piano rialzato, un unico ambiente che riuniva cucina, zona notte e vita domestica.
Il sottotetto, la pagghiere, custodiva paglia, legna e foraggi, indispensabili per il bestiame e per il riscaldamento.
Sul retro, quasi sempre, un piccolo atrio fungeva da orto, pollaio o spazio di servizio, completando un ciclo produttivo interamente domestico.
Era un’architettura povera, ma intelligente: compatta, economica, autosufficiente, perfettamente adattata al lavoro nei campi e ai ritmi stagionali.
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| Prospetto della casa contadine. Tutte le immagini del rilievo architettonico sono tratte da Fogli di Periferia; “Case contadine da Altamura” di F. Mirizzi- Disegni di F. Ragone) |
Molte di queste case sono scomparse, sostituite da edifici più moderni che hanno cancellato le tracce materiali di un’intera classe sociale. Per decenni, l’architettura popolare è stata considerata marginale, quasi indegna di tutela rispetto ai monumenti più illustri.
Rileggere Altamura attraverso le piante, i prospetti e i disegni delle sue case rurali significa restituire dignità a un patrimonio che non è solo edilizio, ma profondamente identitario.
È un modo per riconnettere la città contemporanea alle sue radici, comprendendo come l’architettura abbia modellato per generazioni il modo di vivere, lavorare e abitare.



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